Il Segretario generale del CSA sulla questione del rinnovo dei contratti
- non recupera l’inflazione e quindi non è sufficiente a coprire le perdite subite dai lavoratori, in termini di potere d’acquisto, in questi 7 anni di attesa;
- per molti lavoratori, tale aumento potrebbe comportare il superamento della soglia reddituale che dà diritto al bonus degli 80 euro;
- oltretutto, la quota di 85 euro non si applica uniformemente a tutti i lavoratori, ma è da considerarsi “media”, che aiuta i redditi genericamente più bassi, invece di agevolare espressamente quelli minimi;
- vi è poi la questione del personale della Scuola, che sembrerebbe rimanere escluso in quanto inquadrato dalle norme sulla Buona Scuola, che non rientra nella sfera della Legge Madia;
- molto preoccupante è altresì il problema della copertura finanziaria: il reperimento delle risorse necessarie richiederà uno sforzo ben superiore agli stanziamenti previsti in Stabilità, perciò si teme che, successivamente, possano scattare dei meccanismi di recupero che vadano sempre a danno dei lavoratori.
Il CSA non condivide assolutamente le linee sulle quali il governo si è orientato, non per offrire un reale sostegno al personale del settore pubblico, bensì per cercare di rabbonire i sindacati e tentare una disperata azione di condizionamento del voto referendario del 4 dicembre.
Il CSA ha da tempo dato mandato alla Confederazione di portare avanti una trattativa concreta, seria e credibile, che rifugga da palliativi di qualsiasi genere e si orienti invece verso un rinnovo contrattuale che possa dare benefici reali ed incondizionati ai lavoratori e alle lavoratrici, nonché alle loro famiglie. Tanto che nell’incontro di ieri delle nostre Delegazioni abbiamo assunto una posizione chiara, che troverete nell’allegato documento ufficiale della nostra Confederazione in coda al documento.Auspico che le famose, storiche Organizzazioni Confederali assumano una volta e per sempre, in modo responsabile e senza convincimenti politici, la posizione di un NO deciso alla scandalosa e pretestuosa proposta in oggetto.Non tenendo solo conto delle vere esigenze di questo momento dei lavoratori del pubblico impiego e in special modo di quelli degli enti locali – che vedono negarsi, insieme agli altri, da ben 7 anni il Contratto Nazionale – il Governo vorrebbe assegnare loro una miseria simile, che non coprirebbe nemmeno la vacanza contrattuale!In conclusione, ribadisco che saremo vigili e che continueremo senza sosta a confrontare la nostra posizione sui tavoli contrattuali.
In data odierna si è tenuto un confronto tra una delegazione della CISAL (Confederazione di riferimento del CSA) e il Ministero della Pubblica Amministrazione avente ad oggetto il rinnovo dei contratti dei lavoratori pubblici. La delegazione di parti pubblica ha offerto la possibilità di addivenire in tempi rapidi alla sigla di un protocollo di intesa con il quale determinare le linee guida per i prossimi rinnovi. In particolare tale protocollo dovrebbe fissare: 1. gli incrementi medi delle retribuzioni, con possibilità di maggior tutela per quelle più basse; 2. l’ impegno del Governo a rivedere le norme che disciplinano il rapporto tra la legge e contrattazione sindacale nel pubblico impiego; 3. un riferimento complessivo al tema della armonizzazione tra i contratti di lavoro e le riforme in atto. La CISAL ha dovuto prender atto della estrema genericità delle offerte dal Governo; in particolare, in relazione alla parte economica, esse non sembrano aver fatto segnare significativi passi avanti rispetto a quanto recentemente riportato da numerose agenzie di stampa, mentre in relazione alla parte giuridica subiscono il condizionamento della recente Sentenza della Corte Costituzionale relativamente alla possibilità di emanare un decreto legislativo di riscrittura del cd “testo unico del pubblico impiego”. La nostra Confederazione ha, in ogni caso, ribadito le posizioni di seguito riportate. Il rinnovo dei contratti dovrà essere economicamente congruo rispetto alla perdita di potere di acquisto subita dai lavoratori a causa di 7 anni di blocco contrattuale, la somma di cui oggi si parla (85 euro lordi di media) non è in tal senso sufficiente, anche in relazione al fatto che per molti dipendenti essa sarebbe “rimangiata” dalla perdita del bonus fiscale (ovvero gli 80 euro concessi nel 2014); vi è anzi il rischio che in alcuni casi con l’aumento contrattuale (che è sempre accordato al lordo delle imposte) alcuni lavoratori vedano di fatto calare la loro retribuzione complessiva. Al tempo stesso riteniamo che la soluzione al problema debba essere trovata per via legislativa proprio dal Governo, innalzando gli attuali limiti che danno diritto al bonus fiscale, e non possa certo essere frutto di estemporanee e discutibili redistribuzioni delle risorse contrattuali, per effetto della quali, magari, si stornino “a monte” risorse contrattuali per compensare gli effetti del bonus fiscale, impoverendo di fatto ulteriormente l’intera categoria. Deve inoltre essere evidenziato che le risorse garantite da questo “accordo/protocollo” non sarebbero comunque certe, dovendo parte rilevante delle stesse essere stanziate con legge di stabilità relativa all’anno solare 2018 (cioè la legge che dovrà essere approvata dal parlamento nel mese di Dicembre 2017!). La cifra di cui si parla, infatti, (85 euro) sarebbe percepita in pieno solo a regime, ovvero da dicembre 2017! E’ chiaro dunque che, secondo questa impostazione, i contratti potranno essere rinnovati solo a 2017 inoltrato, quando sarà effettivamente maturata, in base all’andamento delle finanze pubbliche, la concreta disponibilità delle risorse ad oggi ancora mancanti. E’ chiaro, comunque, che la CISAL ha proposto il ricorso alla Corte Costituzionale che ha costretto il Governo a riaprire le trattative per il rinnovo dei contratti, (una sentenza che, allo stato, rimane l’unico vincolo che, dal punto di vista giuridico, obbliga il governo a procedere al rinnovo dei contratti del p.i.) e non intende chiudere il contenzioso con un generico protocollo di intesa che, oltre ad assicurare aumenti irrisori, non dia nemmeno certezza degli stessi! In relazione alla parte giuridica, il Governo ha offerto la disponibilità a rivedere alcune norme che attualmente limitano la contrattazione sindacale avendo riguardo a precisare, tuttavia, che tale revisione dovrà esser armonizzata con le riforme in atto. Anche in questo la genericità della proposta ha costituito, di per sé, fattore di intrinseca debolezza della stessa, lacuna rafforzata dal fatto che a seguito della recente sentenza della Corte Costituzionale N.251/2016 il Governo sarà quanto meno costretto a rivedere l’iter di approvazione del decreto legislativo sul pubblico impiego, coinvolgendo le Regioni in linea con le indicazioni fornite dalla Corte medesima. Ma a parte ciò, non appare ancora chiaro se si avrà il coraggio di affrontare i veri nodi che oggi di fatto hanno ridotto la “contrattualizzazione” del pubblico impiego ad una mera enunciazione normativa, senza più alcun reale contenuto, ovvero abrogare (senza mezzi termini) alcune previsioni contenute nella cd “riforma Brunetta”, che sono state da noi indicate come condizione indispensabile per un rinnovo contrattuale serio. Per quanto sopra la CISAL ha chiesto al Governo una revisione delle posizioni oggi espresse ed una prosecuzione del confronto.
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