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venerdì 24 novembre 2017

Le 3T di Francesco. Il Santo Padre scrive ai Sindacati : Terra , Trabajo e Tetto.

Lettera del Santo Padre ai partecipanti alla Conferenza Internazionale “Dalla Populorum progressio alla Laudato si’” (Aula Nuova del Sinodo, 23-24 novembre 2017), 24.11.2017



Pubblichiamo di seguito la Lettera che il Santo Padre Francesco ha inviato ai partecipanti alla Conferenza Internazionale Dalla Populorum progressio alla Laudato si’, organizzata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale presso l’Aula Nuova del Sinodo, in Vaticano, il 23 e 24 novembre 2017:
Lettera del Santo Padre
Venerato Fratello
Signor Cardinale Peter K.A. Turkson

Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale
In questi giorni, convocati dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, i rappresentanti di diverse organizzazioni sindacali e movimenti di lavoratori si sono riuniti a Roma per riflettere e confrontarsi sul tema “Dalla Populorum progressio alla Laudato si’. Il lavoro e il movimento dei lavoratori al centro dello sviluppo umano integrale, sostenibile e solidale”. Ringrazio Vostra Eminenza e i collaboratori e rivolgo a tutti il mio cordiale saluto.
Il Beato Paolo VI, nella sua Enciclica Populorum progressio, afferma che «lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale», cioè promuovere integralmente tutta la persona e anche tutte le persone e i popoli.  E dal momento che «la persona fiorisce nel lavoro»,  la dottrina sociale della Chiesa ha messo in risalto, in diverse occasioni, che questa non è una questione tra tante, ma piuttosto la «chiave essenziale» di tutta la questione sociale.  In effetti, il lavoro «condiziona lo sviluppo non solo economico, ma anche culturale e morale delle persone, della famiglia, della società».
Come base della fioritura umana, il lavoro è una chiave per lo sviluppo spirituale. Secondo la tradizione cristiana, esso è più di un mero fare; è, soprattutto, una missione. Collaboriamo con l’opera creatrice di Dio, quando, per mezzo del nostro operare coltiviamo e custodiamo il creato (cfr Gen 2,15)  partecipiamo, nello Spirito di Gesù, alla sua missione redentrice, quando mediante la nostra attività diamo sostentamento alle nostre famiglie e rispondiamo alle necessità del nostro prossimo. Gesù, che «dedicò la maggior parte degli anni della sua vita sulla terra al lavoro manuale, presso un banco di carpentiere»  e consacrò il suo ministero pubblico a liberare le persone da malattie, sofferenze e dalla stessa morte,  ci invita a seguire i suoi passi attraverso il lavoro. In questo modo, «ogni lavoratore è la mano di Cristo che continua a creare e a fare il bene».
Il lavoro, oltre che essere essenziale per la fioritura della persona, è anche una chiave dello sviluppo sociale. «Lavorare con gli altri e lavorare per gli altri»,  e il frutto di questo agire offre «occasione di scambi, di relazioni e d’incontro».  Ogni giorno, milioni di persone cooperano allo sviluppo attraverso le loro attività manuali o intellettuali, in grandi città o in zone rurali, con incarichi sofisticati o semplici. Tutte sono espressione di un amore concreto per la promozione del bene comune, di una amore civile.
Il lavoro non può essere considerato come una merce né un mero strumento nella catena produttiva di beni e servizi,  ma, essendo basilare per lo sviluppo, ha la priorità rispetto a qualunque altro fattore di produzione, compreso il capitale. Di qui l’imperativo etico di «difendere i posti di lavoro», di crearne di nuovi in proporzione all’aumento della redditività economica come pure è necessario garantire la dignità del lavoro stesso.
Tuttavia, come osservò Paolo VI, non bisogna esagerare la “mistica” del lavoro. La persona «non è solo lavoro»; ci sono altre necessità umane che dobbiamo coltivare e considerare, come la famiglia, gli amici e il riposo. E’ importante, dunque, ricordare che qualunque lavoro dev’essere al servizio della persona, e non la persona al servizio di esso, e ciò implica che dobbiamo mettere in discussione le strutture che danneggiano o sfruttano le persone, le famiglie, le società e la nostra madre terra.
Quando il modello di sviluppo economico si basa solamente sull’aspetto materiale della persona, o quando va a beneficio solo di alcuni, o quando danneggia l’ambiente, provoca un grido, tanto dei poveri quanto della terra, che «reclama da noi un’altra rotta». Questa rotta, per essere sostenibile, deve porre al centro dello sviluppo la persona e il lavoro, ma integrando la problematica lavorativa con quella ambientale. Tutto è interconnesso, e dobbiamo rispondere in modo integrale.
Un valido contributo a tale risposta integrale da parte dei lavoratori è mostrare al mondo quello che voi bene conoscete: il legame tra le tre “T”: terra, tetto e lavoro [trabajo]. Non vogliamo un sistema di sviluppo economico che aumenti la gente disoccupata, né senza tetto, né senza terra. I frutti della terra e del lavoro sono per tutti,[22] e «devono essere partecipati equamente a tutti». Questo tema acquista rilevanza speciale in riferimento alla proprietà della terra, sia nelle zone rurali che in quelle urbane, e alle norme giuridiche che garantiscono l’accesso ad essa. E a tale riguardo il criterio di giustizia per eccellenza è la destinazione universale dei beni, il cui «diritto universale al loro uso» è «primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale».
E’ pertinente ricordare questo oggi, mentre ci accingiamo a celebrare il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, e anche quando i diritti economici, sociali e culturali devono avere maggiore considerazione. Ma la promozione e la difesa di tali diritti non si può realizzare a spese della terra e delle generazioni future. L’interdipendenza tra il lavoro e l’ambiente ci obbliga a reimpostare i generi di occupazione che vogliamo promuovere in futuro e quelli che devono essere sostituiti o ricollocati, come possono essere, ad esempio, le attività dell’industria di combustibili fossili inquinanti. E’ ineludibile uno spostamento dall’industria energetica attuale a una più rinnovabile per proteggere la nostra madre terra. Ma è ingiusto che questo spostamento sia pagato con il lavoro e con la casa dei più bisognosi. Ossia, il costo di estrarre energia dalla terra, bene comune universale, non può ricadere sui lavoratori e le loro famiglie. I sindacati e i movimenti che conoscono la connessione tra lavoro, casa e terra hanno in merito un grande apporto da dare, e devono darlo.
Un altro contributo importante dei lavoratori per lo sviluppo sostenibile è quello di evidenziare un’altra triplice connessione, un secondo gioco di tre “T”: questa volta tra lavoro, tempo e tecnologia. Quanto al tempo, sappiamo che la «continua accelerazione dei cambiamenti» e «l’intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro», che alcuni chiamano «rapidación» non favoriscono lo sviluppo sostenibile né la sua qualità.]Sappiamo anche che la tecnologia, da cui riceviamo tanti benefici e tante opportunità, può ostacolare lo sviluppo sostenibile quando è associata a un paradigma di potere, dominio e manipolazione.
Nel contesto attuale, conosciuto come la quarta rivoluzione industriale, caratterizzato da questa “rapidazione” e dalla sofisticata tecnologia digitale, dalla robotica e dall’intelligenza artificiale, il mondo ha bisogno di voci come la vostra. Sono i lavoratori che, nel loro lottare per la giornata lavorativa giusta, hanno imparato ad affrontare una mentalità utilitaristica, di corto raggio e manipolatrice. Per questa mentalità, non importa se c’è degrado sociale e ambientale; non importa che cosa si usa e che cosa si scarta; non importa se c’è lavoro forzato di bambini o se si inquina il fiume di una città. Importa solo il guadagno immediato. Tutto si giustifica in funzione del dio denaro. Dato che molti di voi hanno contribuito a combattere questa patologia nel passato, si trovano oggi molto ben posizionati per correggerla nel futuro. Vi prego di affrontare questa difficile tematica e di mostrarci, secondo la vostra missione profetica e creativa, che è possibile una cultura dell’incontro e della cura. Oggi non più in gioco solo la dignità di chi è occupato, ma la dignità del lavoro di tutti, e della casa di tutti, la nostra madre terra.
Perciò, e come ho affermato nell’Enciclica Laudato si’, abbiamo bisogno di un dialogo sincero e profondo per ridefinire l’idea del lavoro e la rotta dello sviluppo.. Ma non possiamo essere ingenui e pensare che il dialogo avverrà naturalmente e senza conflitti. Occorrono persone che lavorino senza sosta per dare vita a processi di dialogo a tutti i livelli: a livello dell’impresa, del sindacato, del movimento; a livello di quartiere, cittadino, regionale, nazionale e globale. In questo dialogo sullo sviluppo, tutte le voci e le visioni sono necessarie, ma specialmente le voci meno ascoltate, quelle delle periferie. Conosco lo sforzo di tanta gente per far emergere queste voci nelle sedi in cui si prendono decisioni sul lavoro. A voi chiedo di assumere questo nobile impegno.
L’esperienza ci dice che, perché un dialogo sia fruttuoso, è necessario partire da ciò che abbiamo in comune. Per dialogare sullo sviluppo è conveniente ricordare ciò che ci accomuna come esseri umani: la nostra origine, l’appartenenza e la destinazione. Su questa base, potremo rinnovare la solidarietà universale di tutti i popoli, includendo la solidarietà con i popoli del domani. Inoltre potremo trovare il modo di uscire da un’economia di mercato e finanziaria che non dà al lavoro il valore che gli spetta, e orientarla verso un’altra nella quale l’attività umana è il centro.
I sindacati e i movimenti di lavoratori per vocazione devono essere esperti in solidarietà. Ma per contribuire allo sviluppo solidale vi prego di guardarvi da tre tentazioni. La prima, quella dell’individualismo collettivista, cioè proteggere solo gli interessi di quanti rappresentate, ignorando il resto dei poveri, emarginati ed esclusi dal sistema. Occorre investire in una solidarietà che vada oltre le muraglie della vostre associazioni, che protegga i diritti dei lavoratori, ma soprattutto di quelli i cui diritti non sono neppure riconosciuti. Sindacato è una parola bella che deriva dal greco dikein (fare giustizia) e syn (insieme). Per favore, fate giustizia insieme, ma in solidarietà con tutti gli emarginati.
La mia seconda richiesta è di guardarvi dal cancro sociale della corruzione. Come, in certe occasioni, «la politica è responsabile del proprio discredito a causa della corruzione», così lo stesso accade con i sindacati. E’ terribile la corruzione di quelli che si dicono “sindacalisti”, che si mettono d’accordo con gli imprenditori e non si interessano dei lavoratori lasciando migliaia di colleghi senza lavoro; questa è una piaga che mina le relazioni e distrugge tante vite e tante famiglie. Non lasciate che gli interessi illeciti rovinino la vostra missione, così necessaria nel tempo in cui viviamo. Il mondo e l’intera creazione aspirano con speranza ad essere liberati dalla corruzione (cfr Rm 8,18-22). Siate fattori di solidarietà e di speranza per tutti. Non lasciatevi corrompere!
La terza richiesta è di non dimenticarvi del vostro ruolo di educare coscienze alla solidarietà, al rispetto e alla cura. La consapevolezza della crisi del lavoro e dell’ecologia esige di tradursi in nuovi stili di vita e politiche pubbliche. Per dar vita a tali stili di vita e leggi, abbiamo bisogno che istituzioni come le vostre coltivino virtù sociali che favoriscano il fiorire di una nuova solidarietà globale, che ci permetta di sfuggire all’individualismo e al consumismo, e che ci motivino a mettere in discussione i miti di un progresso materiale indefinito e di un mercato senza regole giuste.
Spero che questo Congresso produca una sinergia in grado di proporre linee concrete di azione a partire dal punto di vista dei lavoratori, vie che ci conducano a uno sviluppo umano, integrale, sostenibile e solidale.
Ringrazio nuovamente Lei, Signor Cardinale, come pure quanti hanno partecipato e offerto il loro contributo, e a tutti invio la mia benedizione.
Dal Vaticano, 23 novembre 2017
FRANCESCO

fonte http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2017/11/24/0829/01785.html

mercoledì 18 maggio 2016

Il Ministro Madia lancia monetine per il rinnovo del contratto del pubblico impiego

NON CI STIAMO A RINNOVARE IL CONTRATTO A QUESTE CONDIZIONI!
La Ministra-bambina scrive le indicazioni all'ARAN per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Un elemosina oltraggiosa ed offensiva per i milioni di dipendenti pubblici.Ma oltre l'esiguità di risorse destinate al rinnovo l'aspetto più incredibile pare sia la volontà di limitare tali modeste cifre solo ai dipendenti con reddito più basso.Madia vuole scatenare la guerra tra i pezzenti. A questo si aggiunge il fatto che con il rinnovo del contratto entrerebbe in vigore la famigerata legge  Brunetta che con le sue nefaste fasce eroderebbe ancora di più la misera paga dei dipendenti pubblici. Per terminare l'horror show La Madia sarebbe intenzionata a finanziare solo alcuni comparti, quello ministeriale e della Scuola lasciando a secco enti locali e sanità.
NON CI STIAMO A RINNOVARE IL CONTRATTO A QUESTE CONDIZIONI!

giovedì 2 agosto 2012

NUOVE FORME DI RAPPRESENTANZA SINDACALE E POLITICA

i sindacati come i partiti sono inadeguati non in quanto sindacati e partiti ma perchè le persone che li rappresentano e sostengono sono inadeguati quindi via libera a nuovi sindacati e nuovi partiti!!!! Salviamo i valori, lasciamo perdere le ideologie, troviamo i punti che ci accomunano ma soprattutto le idee positive utili a creare sviluppo, iniziamo in prima persona a essere coerenti primaditutto con se stessi, se sei un evasore fiscali, se sei un fannullone, se pensi di arricchirti a  danno degli altri non puoi essere un soggetto portatore di valori positivi e quindi ne puoi fare sindacato ne fuoi fare politica, basta con le parole ora è il tempo dei fatti. Se dici di essere ambientalista dimostralo non basta mettersi un etichetta e poi basta con la politica personalistica, prima si sceglie il candidato (oggi scendo in campo perchè il paese me lo chiede) e poi se ho tempo metto in rete un programma copiato in  rete. I parititi, i sindacati devono dire a priori cosa vogliono fare e come lo vogliono fare e con chi lo vogliono fare e poi lo devono fare. Infine un invito a noi elettori: quando andiamo a votare ......

sabato 28 aprile 2012

Vogliamo il primo maggio primo giorno di lotta....basta con i concerti!

Basta con i sindacati farsa che danno lo spettacolo di consolazione al popolo affamato, quei milioni siano usati meglio, noi non abbiamo bisogno di concerti vogliamo lavoro, stipendi giusti, pensioni giuste e che le tasse le paghino tutti.!!! Basta con i sindacati farsa! Basta con il concerto del primo maggio!

giovedì 25 agosto 2011

Il CSA contro la manovra estiva. I Perchè.

MANOVRA ESTIVA: LA POSIZIONE DEL CSA
La manovra peggiorerà le prospettive di crescita (per altro già deboli) del Paese, dal momento che si muove
secondo una logica meramente contabile (prendo i soldi dove è più facile farlo e non dove sarebbe più giusto),
senza alcuna strategia di politica economica e finanziaria.
Non a caso, essa viene contestata anche da parte delle associazioni imprenditoriali.
Il Decreto di recente emanato dal Governo appare segnato da una profonda ingiustizia sociale, poiché, anche se
con modalità indirette e non immediatamente percepibili, produrrà tagli a Regioni ed Enti Locali, che si
tradurranno, a loro volta, in una diminuzione della qualità dei servizi igienico-ambientali, di trasporto, sanitari,
scolastici, assistenziali, ed in un ulteriore aumento delle tariffe.
Quello che il CSA ha più interesse a sottolineare è che per Regioni ed Enti Locali sarà sempre più difficile svolgere
i compiti istituzionali, senza contare l’ipocrisia insita nella decisione di sopprimere piccole Province e piccoli
Comuni, facendo finta di dimenticare che il vero scandalo dello spreco pubblico sta in ben altri costi della politica
(Organi costituzionali, Ministeri, consulenze, incarichi esterni, consigli di amministrazione, grandi Enti pubblici e
società partecipate), che, manco a dirlo, non sono stati minimamente toccati.
Siamo in presenza di un forte attacco allo stato sociale, mentre restano impuniti i veri responsabili della crisi
finanziaria del Paese: i grandi evasori fiscali, protetti sia attraverso il mancato rafforzamento delle misure di
controllo, sia attraverso la mancata imposizione di una tassazione straordinaria dei grandi patrimoni.
Appaiono pericolose, inoltre, le misure (non richieste) sul mercato del lavoro: prima fra tutte il sancire per legge
l'efficacia “erga omnes” sulle deroghe aziendali ai contratti nazionali. Non si capisce quale risparmio per il bilancio
statale possa produrre tale intervento, che serve solo ad attaccare i lavoratori e i loro diritti.
Da ultimo le misure sul pubblico impiego, ancora una volta capro espiatorio di colpe non proprie: appare addirittura
ridicola la proposta di subordinare il pagamento della tredicesima mensilita' dei lavoratori pubblici al
raggiungimento dei parametri di spesa stabiliti dai dirigenti e di cui i lavoratori stessi non sono minimamente
responsabili!
Questa è l’ultima novità dell’ideologia Brunettiana: il Dirigente sbaglia e il lavoratore paga!
Ugualmente non condivisibile il congelamento del pagamento del TFR ai lavoratori pubblici nel caso in cui optino
per il pensionamento anticipato: siamo in presenza di una vera e propria appropriazione indebita (seppur
temporanea)
Nel complesso, dunque, misure che finiranno per pesare principalmente sui cittadini meno ricchi e già in difficoltà.
Per tutti questi motivi il CSA ribadisce la propria contrarietà alla manovra e cercherà di intervenire, nel corso del
dibattito parlamentare sul Decreto, per introdurre le modifiche utili a rendere meno gravosa la condizione dei
lavoratori pubblici, del sistema delle Autonomie e dei diritti sociali. IL SEGRETARIO NAZIONALE

lunedì 11 aprile 2011

Pubblico impiego: siglato accordo per rinnovo Rsu

 Siglato all’Aran un accordo unitario per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego. In una nota congiunta i segretari generali della Cgil, Fp e Flc, Susanna Camusso, Rosanna Dettori e Domenico Pantaleo affermano: "Dal 5 marzo 2012 i tre milioni di lavoratrici e lavoratori dei settori pubblici e della conoscenza potranno eleggere le proprie rappresentanze sindacali, dopo il blocco imposto dalla legge Brunetta. L'iniziativa della Cgil e delle sue categorie ha portato oggi alla firma in Aran dell'accordo unitario per rinnovare tutte le Rsu. Viene così confermato quanto previsto dalla legge che calcola la rappresentatività in base agli iscritti e al risultato elettorale Rsu. I lavoratori - concludo i tre leader sindacali - con questa intesa potranno far valere il diritto a scegliere con il voto i propri rappresentanti e a determinare la rappresentatività dei sindacati che debbono trarre dalla verifica democratica dei lavoratori la loro forza”.
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